Intervista post-Firenze a cura di Musikà

19 10 2009

In questa intervista Patrick ci parla dei suoi ideali di vita, dell’omofobia, un tema a lui molto caro, ma anche dei suoi progetti futuri e persino passati.

Link all’articolo su Musikà

Avevi preannunciato il primo doppio della carriera, “Battle”, invece poi è venuta fuori l’idea di realizzare due album nel giro di dodici mesi, “The Bachelor” e “The Conqueror”. Perché due titoli del genere e un cambio di programma in questo senso?

E’ una cosa già successa negli ultimi album. Tra l’annuncio e la lavorazione in sé intercorrono sei sette-mesi e la vita è in continuo mutamento. Nei titoli resta l’idea della connessione con la tradizione dell’opera inglese, un po’ come “The Magic Position” era legato all’amore, la decisione di dividerlo è venuta fuori dopo senza particolari motivazioni.

Stiamo già apprezzando “The Bachelor”, avevi preannunciato che il seguito “The Conqueror” si sarebbe rivelato meno torbido e cupo. Cosa aspettarsi quindi a livello di atmosfere?

Sono più interessato a scrivere storie che riguardano l’ottimismo. E’ ispirato a quei periodi d’uscita da lunghe fasi di solitudine in cui ti senti tagliato fuori dal mondo. Sarà un album carico di romanticismo, sensualità e sessualità.

Recentemente, in molti parlano di Patrick Wolf in termini di “nuova icona glam” o di nuovo David Bowie soffermandosi evidentemente sul tuo look appariscente e sulla tua immagine soprattutto sul palco. Pensi che questo possa costituire un rischio, nel senso che in parte finisce per oscurare la tua anima cantautorale che anche nell’ultimo album resta importante se non preminente?

Non ho mai nascosto, fin da quando avevo dodici anni, la consapevolezza di apparire molto diverso dalla maggioranza della gente. Specialmente quando sei…capiscimi. Penso sia un aspetto della mia personalità da sempre, fa parte del modo in cui mi pongo con l’altro. In definitiva, in molti sensi sono una celebrità, in un modo speciale e divertente. Sono famoso, un sacco di celebrità sembrano diverse da quelle che sono. E’ lo showbiz. Mi piacerebbe, me ne rendo conto, che si parlasse di me soprattutto per la musica che compongo e per gli esiti del mio songwriting, ma allo stesso tempo non mi dispiace essere famoso e dunque devo fare i conti con questo tipo di problema. Non c’è nulla da fare. Penso ad esempio a Lady Ga-Ga e al fatto che tutti parlino del suo stile eccentrico senza che nessuno mai parli della musica o del fatto che sia creativa. I miei fan sono diversi dai suoi e capiscono il limite tra le due cose.

Cosa pensi della scena britannica di questi anni? O meglio dove ti collecheresti visto che un po’ riduttivamente sei stato incluso impietosamente nel grande circolo indie soprattutto dopo gli ultimi due album.

Sono stato sotto major come sono stato indipendente. “The Bachelor” è un progetto davvero indipendente. Qualcuno potrebbe ribattere comunque che “The Magic Position” non lo era. Io credo che la musica sia fatta per raggiungere il maggior numero degli ascoltatori possibili. Il concetto di indie è una preclusione nel senso che ci si pone preventivamente l’obiettivo di restare underground, di restare in secondo piano. Io arrivo dall’underground quando avevo diciotto anni e son venuto fuori con il mio primo album “Lycanthropy”, quindi non nego il piacere nell’estendere la mia platea facendo il meglio che posso.

Peraltro il tuo ultimo disco è indipendente nel vero senso del termine e mi riferisco all’autoproduzione con la possibilità di finanziamento da parte dei fan che diventano azionisti con una sorta di income sharing. Parlaci del progetto di questa etichetta “Bloody Chamber Music”.

Appunto è un’etichetta indipendente, ma nel senso che è indipendente dalla mia supervisione essendo gestita da migliaia di fan che hanno ideato questo nuovo sistema di distribuzione e supporto. Si tratta di un progetto con target ampia scala quindi di fatto nel concreto non si allontana molto dalla strategia di diffusione della musica tipica delle major.

Pensi possa essere un buon modello anche per altre band?

Non so, ma penso che sia una buona via di mezzo tra il restare autonomi e cercare comunque di aprirsi a platee sempre più ampie nella massima indipendenza. Ha funzionato con “The Bachelor” ma non so se funzionerà né se verrà adottato per “The Conqueror”.

Restando in tema, nell’epoca del file-sharing si scaricano decine e decine di album, finendo spesso per ascoltare i due-tre pezzi che funzionano a primo impatto e trascurando le altre tracce. L’LP sembra insomma diventare un formato sempre più obsoleto, e tu esci fuori con dei concept. Credi sia ancora possibile al giorno d’oggi puntare su dei concept?

Dipende dall’album. Ci sono molti album dei quali non riesco ad ascoltare più di due canzoni. Altri album li ascolto interamente. Se un disco merita, merita per intero nel 2045 quanto nel 1997. C’è chi farà sempre dischi da ascoltare dall’inizio alla fine. Io ho iniziato col proposito di far parte di questa cerchia.

A differenza della maggior parte dei nomi inglesi di questi tempi.

Loro puntano sul singolo catchy. Io non punto sul singolo di lancio, quanto piuttosto sulla complessità.

Tornando in un certo senso a parlare di paragoni, ti propongo uno strano paragone. Tu sei un artista alquanto peculiare nella scena britannica, ma ascoltando per la prima volta Bat For Lashes mi sono detto “Questa è la risposta femminile a Patrick Wolf”. Che ne pensi?

Prossima domanda? (risate)

A questo punto, dovresti dire qualcosa di più. Non trovi?

Io sono arrivato prima. Punto.
Lei fa parte di quegli artisti per cui non provo alcun interesse nell’ascolto. Lei si è dichiarata una mia fan, ma se devo ascoltare quel tipo di sonorità, preferisco ascoltare Kate Bush. Esistono degli artisti derivativi e devo dire che ce ne sono troppi ultimamente.

Cambiando argomento, vorrei spostare l’attenzione su un problema più ampio, in parte legato alla vergognosa aggressione che hai subito dalla security durante il concerto di Madonna a Londra dal quale sei stato sbattuto fuori per la semplice colpa di scambiarti effusioni in platea con il tuo compagno (news). L’altro ieri sempre a Londra il ragazzo omosessuale picchiato qualche settimana fa da due ragazze a Trafalgar Square, è morto. Anche in Italia non ce la passiamo meglio, le aggressioni omofobiche sono all’ordine del giorno. Ti senti di dire qualcosa, sempre che ti vada di parlarne?

Penso che le radici siano simili a quelle dello scontro tra cultura bianca e cultura black negli anni ’50, ’60 e ’70 con la prima che, essendo più mainstream, si sentiva inconsciamente minacciata dalla seconda. Vista come qualcosa di diverso, di antagonista, di contrario. Una roba veramente vergognosa. A livello legale si parla sempre di diritti umani, di norme, ma non si cerca mai di far penetrare valori quale il rispetto e la tolleranza nella società attraverso l’istruzione, l’educazione ai teenager quanto ai loro genitori e a chiunque altro. Dagli anni ’80 nella maggior parte dei paesi occidentali le coppie gay hanno pari opportunità, protezione sociale, ma questo non è bastato ovviamente perché le visioni più conservatrici, dei proprio genitori e dei propri nonni, sono ancora vive e diffuse. Anche per questo i teenager sono così aggressivi con gli omosessuali e i trans. Non è solo una questione di noia o di mancanza di valori. Il problema è più ampio e legato alla prevalenza della tradizione tory nel caso dell’Inghilterra. Se penso alle due ragazzine di Trafalgar Square, non provo rabbia, ma soltanto tanta pena. Trovo veramente triste che siano state educate in questo modo. Senza il rispetto per la vita umana.
Pensando alla mia esperienza a scuola, ho dei ricordi orribili. Ero soggetto a violenze e abusi ogni giorno, ma l’unico pensiero che riusciva a farmi andare avanti era la pena che provavo per loro. E per la loro ignoranza. Perché in Inghilterra agli insegnanti è impedito per legge di parlare di rapporti omo-sex persino nell’educazione sessuale. Se ti manca la conoscenza della tolleranza, sei incosciamente spaventato da una coppia gay che si bacia per strada piuttosto che dal trans.

Grazie della risposta. Non siamo dei sociologi ma proviamo a dare delle risposte.

Trovo sia una problematica veramente complessa. Probabilmente non vivrò abbastanza per vedere dei cambiamenti concreti a riguardo. Son passati trent’anni, forse ne serviranno altri cento. Una lunga battaglia.

Guardando al futuro, come immagini Patrick Wolf tra vent’anni?

Farò ancora musica, questo è certo. Spero di essere ancora vivo perché sarebbe triste l’immagine di me che scrive e canta canzoni sul letto di un ospedale. Le tipiche domande sarebbero: scriveresti mai un libro? Reciteresti in un film? Boh, non si sa mai. Sto finendo di dirigere il mio secondo videoclip questa settimana. L’importante è che io resti una persona creativa. Questo mi fa pensare a una storia divertente tra me e mia madre che ha sempre sperato che facessi il biologo marino piuttosto che il musicista, visto che queste sembravano rappresentare le mie due opzioni una decina d’anni fa. Biologo marino vuol dire andare a studiare balene e robe simili, pesci tropicali, affascinanti creature sottomarine. Così ogni volta che al telefono mi ripete che sarebbe meglio se riprendessi gli studi abbandonati per diventare quello che sono ora, butto giù il telefono e faccio un altro disco. In definitiva, farò musica, indipendemente dalle condizioni economiche in cui mi troverò.

Ultima domanda: questo decennio volge ormai al termine. Prova a pensare a 3 album usciti negli ultimi dieci anni da ricordare. I classici album “che porteresti su un’isola deserta”.

Difficile. Probabilmente porterei con me “Vespertine” di Bjork, eppoi…

“Wind In The Wires”?

No, non porterei miei album, li potrei suonare da solo, quelli. Porterei forse il primo delle Cocorosie. Qual è il titolo, non ricordo?


“La maison de mon reve”.

Esatto. E poi…Britney Spears, “BlackOut”. Per i giorni in cui vorrò semplicemente ballare nudo sulla spiaggia bevendo il succo delle noci di cocco. Una giusta alternanza tra relax e party.


E ovviamente balene e pesci tropicali.

Esatto. Potrei diventare il biologo marino che mia madre ha sempre sognato.





Intervista su “The Times”

5 10 2009

Trovo questa intervista particolarmente interessante perché è una delle poche che fornisce informazioni un po’ più dettagliate riguardo al nuovo album in arrivo,”The Conqueror”.

Enjoy!

Tati

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Patrick Wolf goes it alone

Patrick Wolf puts down his cider and absent-mindedly picks the glitter from under his fingernails. “I have a huge instinct to destroy any label that’s put on me,” he says softly. “Maybe people thought I was difficult when I was 18. I’d make electronic music and get labelled electroclash and then suddenly change to make folk music, shave my head, get back to nature, then change again into a Technicolor pop thing.”

This prodigiously talented and restless young performer has accumulated more labels than should be possible in his 25 years: a veteran of London’s performance art scene, an accomplished singer/songwriter, violinist, pianist, guitarist, producer, video director, stylist, model (his elfin features were captured by Mario Testino for a Burberry campaign) and party-boy tabloid fodder. Now he is a record label manager and internet entrepreneur, having raised £100,000 through the website Bandstock from fans keen to ensure that they get more of his music and that he retains control over it. His music is experimental, deeply emotional, intimate yet brilliantly overblown and constantly surprising.

His four critically lauded, original and complex albums feature collaborators such as Marianne Faithfull and Tilda Swinton. While utterly his own, his music would sit comfortably on your shelves alongside Kate Bush, Bat For Lashes and La Roux. His current album The Bachelor is baroque and noir-ish, spawned by the painful end of a relationship. It mixes Celtic and electronic instrumentation with piano, strings, beats and Wolf’s rich, masculine baritone. It features a beautiful piano ballad, a love song to his father, from whom he had been estranged but later reconciled when his father had cancer ( he has recovered).

This month he will be playing an acoustic gig as part of the National Portrait Gallery’s Gay Icons exhibition, with a performance of The Bachelor in its entirety to follow at the London Palladium in November featuring a string section, gospel choir and guest performances.

His mother is an artist, his father a musician who encouraged and nurtured his creativity. His face lights up at the memory of his mother taking him to a windswept Dungeness to find the director Derek Jarman’s famous hut. “We peered through the windows and could see him sitting in there, writing.” he says. He cites Orlando, the film of shifting historical and gender identities by Jarman’s collaborator Sally Potter as a profound influence. “I saw it when I was 16 and it changed my life. It gave me such a sense of identity, left me feeling confident in my sexuality and my ability to change and evolve as an artist.”

“When I was 10 I stopped making friends at school and started to go to car boot sales to buy instruments,” he says. When he was 14 he began to work with the pop art collective Minty: “They gave me an awakening as an artist; never dilute yourself to be accepted or to be more understood. To be misunderstood was almost the goal. It was my Sylvia Young time.”

Indeed, the only time he seemed at all diluted was on his third album, The Magic Position which, while still eccentric and individual, was crammed with shinier, seemingly more commercial, pop stylings and a million miles from the folk and electro of his earlier offerings. Major-label life did not suit him. He is fiercely protective of his music and had unusually strong creative control clauses on his contract. “I was experimenting with new music and they were terrified about a new direction.” It can’t have helped the relationship that when label representatives visited him in the studio to see how work was coming along, rather than show them what he was up to he let off a siren for three minutes.

The label dropped him, his fans put their money where their mouths were and he has released his finest, most polished record yet. “People took a big leap of faith and I ended up with more than the marketing budget on a major. And I’ve got no one coming in and telling me ‘Patrick, this is the market right now, La Roux are at No 4; can you do something a bit more like Erasure?’ I’m not having the conversations I did two years ago and which drove me mad. It’s why I’ve still got a BlackBerry this month, because I used to just throw it at people.”

As well as playing the major label game, Wolf experimented with the other side of fame. There was a period in 2007 when he was in the papers playing the paparazzi party boy, falling out of nightclubs and into the tabloids. “I thought it would be funny; I could be the male Paris Hilton and make techno music on the side, but you cannot have one and the other — you lose your … I lost sight of my integrity for a while.”

At the time his flat was, by his own admission, squalid. He was drinking too much, not taking care of himself and lost. “It was terrifying. I needed to clean up. The journalists know when you put your rubbish out. And for someone like me, well, you should see what I wear to buy a pint of milk; like a walking car crash in hot pants,” he laughs.

In 2008 he calmed down his lifestyle and now shares his home and life with his boyfriend William (for whom his next album The Conqueror is named). Last year, Wolf says, “I returned to my roots, to my folk music, to my intimacy with a partner, to cooking and learning how to get rid of the fruit flies in the flat rather than worry about how drunk I was last night.” William tours with Wolf and works on the merchandise stall so that they can be together.

The Bachelor and The Conqueror were conceived as a double album, representing both sides of the same coin. “The Bachelor focused on the lonely and depressed — ‘Leave me alone, I’ve lost hope in love’ — a solipsistic, aggressive character with the romance of the hermit. It portrayed a masturbatory way of living,” he says.

The new album came from the start of a happier life. “The lyrics are very erotic and romantic. I’m more interested in sensuality. This is going to be filled with a waking-up and making love three times on a rainy day kind of love.” But then he also describes it as “gay, bum-faced music. You know, like too much Botox, plucked eyebrows and a perma-tan”.

To achieve this he’s working with some big dance producers — Groove Armada and some of Britney Spears’s team — and is trying to produce three-minute ecstatic pop songs of love and domesticity referencing Motown and disco. “It’s not cheese, it’s happy, pornographic music. You can be quite experimental but produce anthems that people want to get married to, you know, have that first dance at a wedding thing. Music for your first kiss.”

Like his music and image, conversation with Wolf twists and turns breathlessly. We are discussing icons and, when asked for his take on Michael Jackson’s life and death, he tells a story about trying to meet Jackson by gatecrashing the Dorchester. Accompanied by the photographer Nan Goldin’s assistant, he blagged his way into the bar. “But it was Margaret Thatcher’s husband Denis’s birthday, and I ended up at the piano, singing My Funny Valentine to him.” They were asked to leave.

He continues with a discussion that involves Daniella Westbrook, Jackson’s nose, a toilet attendant, mortician’s wax and how he suspects that perhaps Jackson isn’t dead but had had enough and fled to a monastery. Given the arc of his career and life, perhaps Wolf too will experiment with monastic living at some point?





Zoo Magazine

5 10 2009

Intervista recente e alcune bellissime foto su questo magazine tedesco!

Potete trovare l’articolo scannerizzato ai seguenti links:

Scan 1

Scan 2

Scan 3

Scan 4





“Some rock stars get groupies… I just get miniature animals” Intervista a Careless Talk Costs Lives

30 09 2009

Intervista rilasciata alla rivista musicale inglese “Carless Talk Costs Lives” ai tempi di Wind in The Wires. La lista delle interviste si allunga :)

Grazie alla nostra mitica Tati, la scovatrice per eccellenza di chicche simili :D





Sapevate che Patrick trova molta ispirazione nei cimiteri?

30 09 2009

Sapevatelo! *cit* :D

Anche voi vi eravate chiesti come mai alcune delle fotografie ufficiali di Patrick fossero ambientate in un cimitero?

In questo articolo apparso su una rivista londinese di moda&lifestyle di nome Sleazenation ci spiega il perchè.

Rettifica da fare: non so se sia un errore di stampa o se l’intervistatore ha capito male lo spelling del nome, ma nell’intervista Patrick si riferisce a Vashti Bunyan, con la B, non “Vunyan, è una cantautrice inglese.

Non sappiamo che rapporto abbiate coi cimiteri, ma ci siamo permessi di curiosare sull’origine di questi due cimiteri, son pur sempre la sua fonte di ispirazione no? ;)
Entrambi sono a Londra

Sito del cimitero di Wandsworth

Cimitero di Brompton





Circolo Degli Artisti, Roma, all’epoca di Wind in The Wires

30 09 2009

Grazie a Beppi-size per aver scovato questa gallery di immagini di Patrick al Circolo degli Artisti a Roma,all’epoca di Wind in The Wires.

Sappiamo che solo recentemente (in media) in Italia si sta parlando di lui,ma se qualcuno c’era e vuole lasciare una recensione , ce lo faccia sapere :) Ci farebbe molto piacere!

Basta che lasciate un commento qui sotto ;)





“I was learning to be an adult in a childish way.” Intervista al Manchester Online del 2003

28 09 2009

Una delle prime interviste su Manchester Online,poco prima dell’uscita di “Lycanthropy”:

Leader of the pack
Paul Cockerton

WHO is Patrick Wolf?  He’s a 19-year-old wandering minstrel who sees himself as a 21st Century folk artist. He carries his laptop everywhere to record himself playing the viola, accordion and ukulele.

He’s just about to release Lycanthropy, his debut LP named after a transformation from human to wolf, a mix of haunting folk, crackly beats and escapist lyrics.

And this Friday, June 27, he makes an appearance at leftfield dance night Club Suicide. ManchesterOnline contacted him to find out more about the boy behind the wolf.

You play lots of folk instruments and you’re only young. How did you get started?
I’d come from a classical background, playing in orchestras, where you had to think intellectually. So when I was 11 I unlearned everything and started making long electronic tracks using a junior keyboard, theremin and a four track recorder.

What made you choose the instruments you wanted to play?
Folk instruments are simpler, more instinctive, and you can learn communally. When I was growing up I fantasised about three instruments – the accordion, the hurdy gurdy which makes a vulgar pagan sound, and I was intrigued by the violin and how the bow made the music come out. When I was cycling to Cornwall one day I saw an accordion in a curiosity shop for £30 so I bought it and took it to Paris. I’ve still not learned the hurdy gurdy yet, though.

How come you went to Paris?
I left home when I was 15 and ran away to the countryside and then to Paris. I was learning to be an adult in a childish way. The album documents my life from 11 to 19 so it covers whatever emotions fell into that category – romance, reality, chaos… just whatever feelings I had growing up.

It’s interesting you say that because I thought the album has a woozy feel of the outdoors and it’s quite romantic in places, like Paris is supposed to be…

There’s a mystical side to the album as well, isn’t there?
I’m more interested in reality but you can communicate that in a mythical way. There’s lots of symbolism on the album but it’s expressing real things.

So is Patrick Wolf your real name?
It’s my real name now. The person I was before had lots of bad things happen so I wanted to leave that behind. The name was given to me by a spirit medium in Paris, who said I had to change my name so I could move on with my life.

You’re playing a club night in Manchester – won’t that be a bit strange for your kind of music?
I think doing PAs is like a modern day version of a folk club so I’ve done plenty of them.

What can we expect from the gig?
I’ll be doing three songs plus maybe an acoustic track and then doing some somersaults. For the rest of the tour I have an excellent cello player and a virtuoso recorder player who also plays the organ and I play viola, accordion, ukulele as well as running around and jumping about.

What are your plans for the rest of the year?
Everything comes by instinct, there’s nothing premeditative. I don’t sit down and plan ‘I’m going to do a sex book’ or whatever.

So will you be doing a sex book next?
Maybe, who knows? I’ve been writing two albums since Lycanthropy. One is documenting dark English passion – a bit like Thomas Hardy – the other is a ukulele pop album. But I think I might combine the two again. The next album’s going to be shorter and less confessional, but still something people can escape into. I’m also working with people on beats like Mike Paradinas of Mu-ziq.

The only interview I’ve read with you mentioned that you love Michael Jackson. Is that still the case?
Yes, I’m a big fan of him even recently, though not particularly his music. He’s like a character in a Tim Burton film and he’s a symbol of how to escape from reality.

Patrick Wolf appears at Club Suicide at Charlie’s (formerly Rockinghams) on Friday, June 27. The album Lycanthropy will be released in mid July.