“The Towans” (Landsend hidden track) Testo e Traduzione

20 09 2009

Nota:

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The Towans

“The Towans” è una nostalgica hidden track, fa parte di “Landsend”, e parte della stessa tappa del viaggio di Patrick in Cornovaglia, forse per questo ha deciso di unirle. La prima parte di “Landsend” è allegra e descrive il viaggio verso l’estrema punta della Cornovaglia, sull’Atlantico, mentre “The Towans” è l’arrivo vero e proprio.
E posso testimoniare che “The Towans” sembra quasi una fotografia di quel posto, perchè nell’aprile di quest’anno ci sono stata io stessa. “The Towans” è una traccia grigia, intensa, e si sente il vento e l’aura mistica che riempiono quel luogo, che sembra quasi surreale e stregato, quasi come se il tempo lì si fosse fermato ai tempi di dame e cavalieri. Il vento è fortissimo, tanto che quasi non puoi tenere gli occhi aperti e non riesci a sentire nulla,  a malapena le onde che in sordina si infrangono sulle enormi scogliere, e i gabbiani sono pochissimi. Tutt’attorno, sterpaglie, immense scogliere,mare ed enormi nuvole, nient’altro.
Quando sono arrivata, la prima cosa che mi è venuta in mente è che questa traccia di Patrick era perfetta come una fotografia e intensa come un dipinto. Talmente perfetta che mi sembrava di essere già stata a Landsend.
Morena

The Towans

It’s a wild stretch of land
Such a sad place to be
When the night comes heavy down
And the sands turn to sea

Many saints have lost their love
Many a pilgrim dies unseen
In that wild stretch of land
In that fire to be free


The Towans

E’ un tratto di terra selvaggia
Che posto triste dove stare
Quando la notte scende intensa
E le sabbie diventano mare

Molti santi hanno perso il loro amore
Più di un pellegrino è morto senza essere visto
In quel tratto di terra selvaggia
In quel fuoco per essere libero





Intervista a Pigmag (WITW): i trucchi del mestiere :D

18 09 2009

Live di The Libertine

Live di "The Libertine"

Hai studiato musica?
Si, per tutta la vita. Violino, viola, arpa, composizione classica.

Quanti strumenti suoni?
Suono strumenti di due diverse famiglie, a tastiera: piano, harpsicord, sintetizzatori; e strumenti a corda: ukulele, violino, viola. E poi la mia voce.

Il tuo preferito?
E’difficile, ma devo dire viola; un’amica di lunghissima data…

Ti piace la musica classica?
Certo, ma non la chiamo classica. Per me la musica è tutta musica.

Quante canzoni hai scritto?
Non lo so. Ne ho tantissime in testa che non hanno mai visto la luce; posso dirti tutte quelle che la gente ha sentito: circa 25.

Ma quante ne hai registrate?
Un centinaio.

Quanti anni avevi quando hai scritto la prima?
Avevo circa dieci anni … la feci sentire a mia sorella che mi disse che era terribile. Così non ho scritto più niente per circa un anno o due.

Qual era il nome della canzone?
“Wolf Song”.

Beh, una delle mie preferite… Qual è invece la tua canzone preferita di Patrick Wolf?
“Wind In The Wires”, è quella che preferisco cantare. Ne vado molto fiero.

E la tua preferita (preferite) di qualcun altro?
E’ una domanda molto difficile… Ora mi piace molto “Houdini” di Kate Bush, “Everytime” di Britney Spears e poi una canzone folk, non ricordo bene il titolo credo sia “Come To My Window”, che racconta la storia di un innamorato che si arrampica fino alla finestra dell’amata ma poi cade e muore. E’un brano di Shirley Collins, una cantante folk tradizionale inglese. Insomma tre ragazze…

Puoi dirmi il nome di qualche artista del presente o del passato che ti ha influenzato?
Ha avuto una grande influenza sul modo in cui canto Meredith Monk, ha una tecnica incredibile di estensione vocale. Lei un giorno ha deciso di smettere di cantare parole e ha iniziato a cantare “rumori”. Ha una vastissima ampiezza vocale, è rivoluzionaria ed incredibilmente emozionante. Prova a cercare “Dolmen Music” (1967- Depo) è bellissimo.

Qual è l’ultimo disco che hai comprato?
Un disco di John Tavener, un compositore: “The Protecting Veil”. La sua musica è terrificante, divina, molto mistica.

E il primo?
Credo fosse un disco di Charles Trenet, “La mer”. Ce l’avevamo a casa, è la prima canzone che ricordo.

Cosa volevi diventare quando eri piccolo?
Mi sembra volessi diventare un famoso violinista, o anche un inventore.

E da grande, cosa vuoi diventare?
Patrick Wolf.

La tua musica mi fa pensare a tempi lontani; in quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere?
Devo dire che sono molto contento di vivere in questo periodo storico, non è che mi interessino particolarmente le epoche passate. Sono molto affascinato dall’età preistorica piuttosto che dai secoli che precedono il nostro.

Cosa pensano i tuoi genitori di quello che fai?
Sono molto orgogliosi; mio padre era un musicista jazz, mia madre è una pittrice e mia sorella canta. Credo che questa situazione non possa che aver influenzato il mio modo di essere e di esprimermi.

Sei una persona religiosa?
Penso di sì, ma non credo nelle istituzioni religiose. Ho delle convinzioni personali che cerco di esprimere attraverso la musica. Comunque credo che ci sia “qualcosa”…

Ti consideri un “libertino” (da “The Libertine” primo singolo estratto dal nuovo album)
La parola libertino indica qualcuno libero da certe implicazioni morali; io credo nella libertà ma credo anche di avere delle convinzioni morali; credo nell’essere buoni, nell’essere gentili; forse tutto ciò non si addice a un libertino. Diciamo che lo sono al cinquanta per cento…

Sei felice?
Certo.

C’è qualcuno che invidi?
No, non credo nell’invidia.

Sei soddisfatto della tua musica?
Si, molto soddisfatto.

Cosa pensi quando la gente parla di te come un genio?
Non lo so; è una cosa che mi fa sorridere.

Che cosa manca, se c’è qualcosa che manca, nella vita di Patrick Wolf?
Un buon budget per la mia musica.

I tuoi testi sono molto evocativi, sembra quasi di vederle le storie che racconti, gli splendidi paesaggi di cui parli; a volte mi immagino dei dipinti o dei piani sequenza cinematografici: ti piace il cinema e la pittura?
Ho cercato di disegnare, ma temo che non sia il mezzo più adatto per esprimermi; credo che il modo migliore sia quello di scrivere una poesia, una canzone o un pezzo per viola. Devo ammettere che quando scrivo riesco a immaginarmi visivamente quello di cui parlo, quindi non posso escludere in futuro di cimentarmi con il cinema o anche con i video; il problema è che adesso non ho un budget a disposizione per farlo.

Ho letto una lettera sul tuo sito a proposito del tuo album in rete prima dell’uscita; sono d’accordo con le tue motivazioni… Credi che il downloading a pagamento sia il futuro della musica?
Potrebbe esserlo, però a me piacerebbe ipotizzare un futuro in cui sia la musica dal vivo ad avere un ruolo centrale. Pensavo magari ad un’ipotetica situazione in cui un artista scrive un album ma non lo registra; come per i musical. Il lavoro viene portato in giro, come per il teatro: trasformare il tutto in un grande spettacolo. Se la musica registrata scomparisse e si arrivasse ad una situazione del genere non credo che mi dispiacerebbe, anzi.
Credo che scaricare musica sia una cosa molto limitata; soprattutto per artisti come me che si impegnano molto nell’artwork dell’album, nel packaging…
Sì, in effetti non rimane niente in mano: è tutto così impalpabile…
Penso che quelli che scaricano musica siano delle persone molto pigre, a cui interessa solamente ascoltare un brano o due. Il mondo è pieno di appassionati di musica, a cui piace andare a comprare dischi, possederli.
Mi sembra che le sonorità elettroniche siano meno presenti in questo secondo album, o perlomeno più amalgamate con il resto della musica; come mai? È stata una scelta voluta o è successo naturalmente?
Entrambe le cose che hai detto; avevo deciso di concentrarmi sull’aspetto acustico della mia musica. Il primo album era fortemente elettronico, forse troppo. Non mi piace essere classificato come un artista elettronico, o folk; cerco costantemente di evitare che il mio lavoro venga “rinchiuso” all’interno di una certa categoria o sia facilmente riconducibile a una determinata “etichetta”. Per me è stato molto importante, e soprattutto naturale, andare avanti, mantenendo comunque un legame con ciò che ho fatto in passato.
Possiamo dire che il mio primo album era costruito su una solida base elettronica che avevo arricchito e completato; questo invece è un disco acustico con un “contorno” elettronico.

Possiamo parlare di un album più “classico”?
Sì, credo di sì; nel tempo trascorso dal primo disco ho pensato al fatto che non c’erano molte persone che avevano la mia esperienza con la viola o con gli altri strumenti a corda; così ho voluto dimostrare a me stesso che ero in grado di usarli nel nuovo disco.

Ti occupi tu delle parti elettroniche dei tuoi dischi?
Sì, totalmente.

Cosa usi principalmente: software o hardware?
E’ una bella miscela; da quando avevo dodici anni ho iniziato a collezionare drum machine e oggetti di modernariato elettronico. Di solito non parlo del mio modo di lavorare con questi strumenti; un po’ come il mago ha i suoi segreti, non sono solito raccontare i miei trucchi. L’importante è il risultato finale; non il processo tramite cui ci si arriva. Posso dirti che per me è molto importante avere le mani su quello che faccio, manipolare. Mi piace far scaturire “fisicamente” la musica, tirare fuori le idee che ho nella testa; per quello preferisco il materiale hardware.

Quali sono gli artisti di musica elettronica che ti piacciono maggiormente?
Non ascolto molta musica elettronica; solitamente se ho in mente un suono che voglio sentire cerco di crearlo da me, senza basarmi su qualcosa che ho sentito. Trovo che molta della musica elettronica che c’è in giro sia inanimata, troppo scientifica.

Ho sentito parlare di una casetta in Cornovaglia dove ti sei ritirato per quest’album; è vero? Puoi dirmi com’è andata?
Era ottobre, mi sono preso un break e sono andato da quelle parti; ho trovato un bellissimo chalet in legno degli anni ‘50 o degli anni 30’. E’ stato come ritirarsi in un monastero, o qualcosa del genere; ho scritto molto e registrato anche tantissimi suoni. C’era un generatore elettrico che funzionava con le monete…
Sono stato lì per due settimane da solo, poi sono tornato in città; nel periodo estivo ho passato un altro po’ di tempo in quel posto insieme a Ingrid, la mia fidanzata. Lei ha fatto tutte le foto dell’album
Mi sembra di cogliere un rapporto di odio/amore nei confronti della città, o anche un forte contrasto tra natura e progresso…
Hai ragione, il conflitto città/campagna, felicità/tristezza è molto evidente nei miei primi due dischi. Quello che sto cercando di fare per il terzo disco è di allontanarmi da questo dualismo.

”Lycanthropy” il tuo primo album mi sembrava un album più “metropolitano”; in questo invece ci sono molti uccelli, c’è il mare, le onde, il vento; possiamo definire “Wind Is The Wire” un album sulla natura?

Quando ho cominciato a lavorare “Lycanthropy” sapevo che sarebbe stato un album “marino”; qualcosa che avrebbe avuto a che fare con la Cornovaglia, con la costa Occidentale. Ho cercato di evitarlo, perché sapevo che quel tipo di immaginario sarebbe emerso con il tempo.

Intervista e articolo completo qui. ;)





Intervista italiana a “irlandando.it”

17 09 2009

Intervista rilasciata a Legnano (MI) per il magazine online irlandando.it nel periodo di promozione di Wind In The Wires.

RG. Allora inizio con le domande… non sono tante.

PW. (sbircia il mio quaderno, mi sorride ) Sento che sarà divertente…tu sei divertente, carina (sì, e ho quindici anni più di te, accidenti…)

RG. nei tuoi testi appare spesso la frase “essere libero”. Pensi di essere una persona libera?

PW. Sì, è vero, questo dell’inseguire la libertà è un tema ricorrente, perché è un sentimento che mi appartiene. La mia musica nasce dalla voglia di essere libero, di fuggire dalle costrizioni. Trovo che questa epoca in cui viviamo sia piena di contraddizioni, e nonostante ci siano molte comodità ci sono anche tantissime, troppe costrizioni a cui dobbiamo sottostare: le tasse, la carta di credito, il telefonino, la casa, il lavoro, i doveri. Soldi, residenza, carta d’identità, passaporto…forse per essere libero bisogna essere uno zingaro. Penso che questa sia un’epoca in cui l’uomo non è per niente libero. ( ripete “questa epoca” come se ne avesse conosciute altre).
Dire se mi considero una persona libera…beh, abbastanza, faccio quello che mi piace, adesso, giro per il mondo con la mia musica, suono, scrivo… e mi dico, sì, la libertà è anche una condizione mentale, essere soddisfatto della vita che hai.

RG. Ti sei chiuso in quello chalet in Cornovaglia, solo, e hai creato il tuo ultimo album. Appari introspettivo e solitario. Sei andato via di casa quando eri ancora un ragazzino . Per sentirti libero e trovare te stesso hai dovuto tagliare i legami con la famiglia, le “catene del cuore”… E’ così? La solitudine è libertà?

PW. Eh…( sospira ) quando me ne sono andato ed ho iniziato a stare in giro volevo proprio staccare i legami, volevo essere uno zingaro, come ti dicevo prima. Ho passato momenti di rabbia, insofferenza, volevo liberarmi dalle cose che mi erano state imposte e dalle persone che me le avevano imposte. Ma essere libero è davvero un sentimento personale, intimo. L’importante è trovare un equilibrio, credo di averlo trovato , ci sono momenti in cui cerco disperatamente la solitudine, per pensare, scrivere, suonare. Ne ho bisogno, mi serve. Però sto benissimo anche con gli amici, in compagnia, anche in quei momenti mi sento libero.
Ad un certo punto ho sentito la mancanza di un affetto, dell’amore, della mia famiglia.
Non riesci a sentirti libero quando hai un vuoto dentro. Sei prigioniero di quello che “non hai”, vivi una specie di…ansia, no? Ora sono molto felice perché mi sento libero di chiamare mia mamma e farmi dire che mi vuole bene. E dire la stessa cosa a lei. Adesso che sono in giro a suonare la chiamo anche tre volte al giorno ( fa il gesto della cornetta ) : Mamma, ti voglio bene!” E’ bellissimo.

RG. Dalle interviste si capisce che tu hai le idee molto chiare su te stesso, sulla tua musica, sui tuoi progetti. Su ciò che sei ora e ciò che vuoi essere.

PW. Sì sì è vero ( absolutely , annuisce con forza )

RG. E’ raro in un ragazzo così giovane

(apre le braccia…).

RG. Hai smesso ieri di essere un bambino…

PW. (ride e mi guarda di traverso ) Credi? Mah!

RG. Io trovo che tu abbia la profondità e la saggezza dei bambini, aperti ai fenomeni della Natura, alla sua magia…

PW. (spalanca gli occhi ) Sì? Molto interessante, sì hai ragione… Mmm , vero!

RG. Sì, parli sempre di fantasmi, di spiriti. (annuisce ) Tu hai questa purezza antica…

PW. (Ride, si copre il viso con le mani, mi manda un bacio) Che cosa bellissima !

RG. Allora… che ne sarà di questo ragazzo puro e profondo quando Patrick Wolf diventerà una grande popstar ?

PW. (Ride e scuote la testa, la frangia sugli occhi, si abbraccia) Noooo , no! Non intendo diventare una popstar ! Non mi interessa! Non è per questo che faccio musica, mi interessa poter esprimermi, suonare per la gente, dare gioia, emozioni, sentire emozioni. Poter girare, essere uno zingaro, no, no…niente popstar.

RG. A parte la musica, stai scrivendo un libro per bambini, un libro di poesie, collabori alla regia dei tuoi videoclip… Sei interessato alle tante forme dell’Arte, quale ti piace di più?

PW. Al libro per bambini ci tengo tantissimo. L’hai detto tu, fino a ieri ero un bambino… (mi sta bene) Sì, voglio esplorare diverse forme d’arte. Non so dirti quale preferisco , ora, perché provo ad avvicinarmi a tutte: mi piace la pittura, la fotografia, amo ballare…

(lo interrompo) RG. tu sai ballare?

PW. Certo! Prendo lezioni di danza, la danza è musica, mi piace molto. E poi…posso fare tutto, voglio fare quello che sento: raccontare una favola ad un amico, dirigere un’orchestra, stare a guardare il mare, stare con chi amo. Tutto è arte, non voglio trascurare niente.

RG. C’è qualcosa che odi, che non sopporti assolutamente?

PW. Odio l’insincerità, le bugie. No, non è che odio le bugie, odio quando qualcuno ti fa la bella faccia, ti dice cose bellissime e poi scopri che è falso.

RG. Ipocrisia…

PW. Sì, ecco, l’ipocrisia .

RG. Adesso ti faccio l’ultima domanda, poi ti lascio, sarai stanco.

PW. No, non ti preoccupare. (sorride e sposta la frangia dagli occhi ) Mi sto divertendo. Fai delle meravigliose domande (è un gentiluomo, of course ).

RG. In questo preciso momento, hai tra le mani uno specchio speciale per guardarti l’anima: cosa vedi?

PW. ( sorrisone) Wow! Ah! Vedo una persona contenta, sì molto felice, di essere qui, di fare musica, sto facendo quello che voglio, quello che sognavo da bambino. Sì, sono felice, sto davvero bene.

RG. Bene, Mr.Wolf , ho finito. Sono contenta di aver potuto parlare con te.

PW. Grazie per le tue domande.

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