Intervista di Loudvision 11 settembre 2009

18 09 2009

Si ringrazia Loudvision.it per questa interessante intervista pre-concerto dell’11 settembre, e Paolo per la gentilissima segnalazione :)

Ciao Patrick, che bello conoscerti!
Ciao come va? Dai spostiamoci sulle poltroncine, ho bisogno di sedermi più comodo.

Come stai?
Bene bene grazie.

Sai è la mia prima intervista sono un po’ nervosa…
Non ti preoccupare andrai benissimo.

Live al Magnolia dell11 settembre. Grazie a Steeh per la magnifica foto!

Live al Magnolia dell'11 settembre. Grazie a Steeh per la magnifica foto!

Sei qua per presentare il tuo ultimo album “The Bachelor”. Lo trovo molto emozionante, completo, vivo. È molto diverso dal precedente “The Magic Position”. Cosa ti ha portato a un tale cambiamento di direzione?
Be’ sai, quando faccio un album, esploro il concetto che voglio esprimere fino allo strenuo, fino alla sua morte. In un certo senso uccido l’album e tutta l’emozione al suo interno. Io semplicemente cerco di documentare la situazione in cui mi trovo in quel momento, che sia a livello sentimentale, emotivo o fisicamente nel mondo, ma poi la vita va avanti e si passa oltre.
E se fai un album veramente allegro e lo canti tutti i giorni, poi è ovvio che ti stuferai, per cui avevo bisogno di andare avanti e cambiare qualcosa. Ed è così che mi sentivo quando ho creato “The Bachelor”.

Un altro cambiamento è stato segnato dalla tua decisione di lasciare la vecchia etichetta, e fondare una tua etichetta indipendente …
Sì, la decisione è venuta in realtà a lavoro quasi ultimato. Loro non capivano cosa stessi cercando di fare, volevano che facessi un “Magic Position 2”. E a me non stava bene. Per cui è stata quasi una decisone obbligata, loro non mi rispettavano e io non rispettavo più loro. Era impossibile lavorare insieme.

Per finanziare l’album hai utilizzato il sito bandstocks, un sito che permette ai tuoi fan di dare un contributo e diventare azionisti dell’album. Credo che sia un modo rivoluzionario e incredibile di finanziare un album e che possa magari essere il futuro per la musica indipendente. Cosa ne pensi?
Be’ lo spero proprio. Io sono stato forse l’unica persona un po’ pazza a farlo effettivamente e vedere se funzionava. Molte altre persone sono terrorizzate dalla prospettiva di farlo. Terrorizzate di essere lasciate a se stesse. Io mi sono trovato molto bene, ho dovuto aver fiducia nei miei fan, e la cosa mi è piaciuta molto. Attualmente stiamo decidendo se finanziare il prossimo album “The Conquerer” nella stesso modo oppure no.

Ti è piaciuta la collaborazione che hai fatto con Tilda Swinton in alcune canzoni di “The Bachelor”?
Sì cavoli, tantissimo. Io le ho dato alcuni miei demo un giorno, dicendole che volevo duettare con lei in alcuni miei pezzi … E poi è stato tutto molto intuitivo, istintivo, abbiamo passato un sacco di ore nello studio, a parlare di Jarman, del suo lavoro, di come ha creato la sua immagine, e di come mi ha ispirato, ci sentivamo quasi come gemelli!

Ti occupi personalmente delle copertine dei tuoi album?
Ehm, sì, io propongo il tema, e poi con il fotografo ci lavoriamo insieme finché non raggiungiamo esattamente quello che voglio. Sono tutte copertine molto criptiche per cui magari in futuro ci sarà qualche scienziato o art-ologo che le metterà insieme e capirà qual è stata la mia storia originariamente, e la mia vita.

Pensi che la tua arte si possa estendere anche al cinema? Hai mai pensato di recitare in un film?
Ti direi, sì sì sì sì sì …. Ma che si realizzi o no, è tutta un’altra questione.

Ma io voglio capire veramente chi è Patrick Wolf! Qual è la tua giornata tipo?
(ride) Allora, mi sveglio alla mattina, beh sai, ho un ragazzo molto bossy, per cui si assicura che mi alzi, mi fa il caffè, è un po’ come se fosse il mio allenatore, e poi mi dice “ok andiamo al mercato a prendere le verdure”, e sai questa è la mia vita, fantastica, nel senso della vita in quanto Patrick, in quanto persona in coppia.
Quando sono da solo sono un disastro, mi alzo a mezzogiorno, rimango alzato tutta la notte a scrivere, scrivo scrivo scrivo finché non riesco più ad aprire gli occhi, tendo a non avere programmi, sono quel tipo di persona che se alle 4 di mattina non ha sonno, ok, salta in groppa alla sua bicicletta e gironzola a casaccio finché non collassa. Direi che la parola da usare in questo senso è spontaneità. Per esempio anche stasera, dopo il concerto, con il lago qua vicino, direi che la questione è se andrò o meno a fare il bagno nel lago. Beh dipenderà da come mi sentirò. Ma dall’altra parte sto diventando una persona un po’ più domestica, vivendo ora in una relazione di coppia, condivido la mia vita con qualcun altro. Ma poi ho quelle notti in cui sento di avere una storia da finire, un album da scrivere e devo recuperare la mia indipendenza. Credo che il mio rapporto con il mio lavoro sia molto importante per me, ed è lì che viene fuori invece il Patrick Wolf artista, che si sente libero, che sente di dover rimanere libero, che deve andare in bici alle 4 di mattina fino a crollare, che deve essere spontaneo.
Per cui ovviamente il vero Patrick Wolf è un compromesso tra la vita normale e la vita dello scrittore. Per cui se si tratta di prendere una bottiglia di vodka, e tirare fuori tutte le mie emozioni e non dormire per due giorni, be’ anche quello è importante. Devo sempre tenere quella parte di me, del mio essere. Perché è quello che rende la mia musica così spontanea.

Quindi le parole prima della musica quando scrivi?
Sì, le liriche sono importantissime. Sono loro che suggeriscono la melodia. Tendo a non produrre una melodia così dal nulla, in genere sono sempre liriche da sole o direttamente con la melodia. Per cui sì, per me sono importantissime.
Creando “The Bachelor”, ho realizzato che avevo 12 o 13 liriche, che costituivano una famiglia unica di piccole storie, tutte liriche che trattavano di pene d’amore, di solitudine.

Sì solitudine, è la parola giusta, anche se comunque con un fondo di speranza (“some revolution is needed, the battle will be won – hard times”)
Sì dai, c’è sempre speranza. Non sono un personaggio alla Morrissey, anche se lo ammiro molto, lui come altri tendono molto a celebrare la solitudine nella sua totalità, mentre io sono più per una solitudine con molta speranza. Quindi da questo punto di vista potrei essere più come Joni Mitchell, o qualcosa del genere, sono per una sorta di solitudine più romantica, mi piace la solitudine ma non la depressione…
Aahhh, ma cavolo mi sa che sta per diluviare tra poco…

(Nota di Morena: E in effetti poi ha diluviato :D Ma per fortuna ha smesso un’oretta prima del concerto)
Articolo completo qui.

P.S Mi diverte molto che in quasi tutte le interviste, i giornalisti si stupiscono dell’altezza di Patrizio :D
Dopo 4 anni vengono ancora fuori Joni Mitchell e Morrissey nelle interviste! Tuttavia qui i toni verso quest’ultimo sembrano meno infiammati di qualche anno fa…





Intervista tutta musicale di un giovanissimo Patrick Wolf – 2005

18 09 2009

Ahh, eccola qui alle sue spalle la sua amata Inghilterra :)

Ahh, eccola qui alle sue spalle la sua amata Inghilterra :)

Ti va di spendere due parole di presentazione per i lettori del nostro sito?
Il mio nome è Patrick Wolf e ho 21 anni, sta uscendo il mio secondo disco che si chiama “Wind in the wires” ed è una specie di canzone d’amore per l’Inghilterra e le stagioni e l’elettricità, direi.

Negli ultimi anni è emersa una nuova scena di, diciamo, band “soliste”. Pensiamo a te, certo, ma anche a band come Bright Eyes, Xiu Xiu, Panda Bear, Ariel Pink e molte altre. Basandoti sulla tua esperienza pensi che questo accada per ottenere una maggiore libertà compositiva, o per creare una sorta di tete a tete con l’ascoltatore o che altro? E, citando un’altra vecchia one man band: “How does it feel to be on your own?” (Patrick si mostra sorpreso).
Credo che le one man band siano in giro da anni, non mi sembra una cosa nuova, forse ce ne sono ora di nuove…

Si, ma sembra esserci una specie di esplosione di questo fenomeno.
Si? Non sono sicurissimo, non sono molto attento! (ride) Si, mi focalizzo su quello che faccio e cerco di farlo bene. “Come ci si sente a essere una one man band?” Io non mi vedo davvero così, mi vedo più come un musicista pop, più come Britney Spears o qualcosa di simile. Forse non proprio lo stesso (ride), ma sicuramente voglio lavorare con altre persone in futuro, e voglio ampliare i miei orizzonti lavorando con altre persone. Semplicemente i primi due dischi li ho fatti da solo.
(Si ferma un attimo a riflettere). Si, mi vedo più come un musicista pop.

La tua musica sembra piuttosto vicina alla new wave, gruppi come Cure o Smiths, o alla nuova ondata della new wave, come Bjork o Xiu Xiu. Allo stesso tempo prendi le distanze dal ritorno di questo suono, mostrando poca simpatia per la scena electroclash, e con la tua attitudine, che evita il tipico sentimento new wave del piangersi addosso o di crogiolarsi nella propria decadenza. Mostri anche un’appassionata devozione per le folk singer anni 70 come Joni Mitchell o Nico, nella tua meravigliosa cover di Afraid.
Quindi, in questo massiccio ritorno della new wave, come possiamo collocare Patrick Wolf? Al passo con lo spirito dei tempi o come una moderna emancipazione del cantautore anni 70?

Parlando di Joni Mitchell è sicuramente qualcuno a cui è meraviglioso essere paragonato. Lei ha fatto cose da sola, ha lavorato con gruppi, e un sacco di cose. Penso che non sia mai stata parte di nulla e può essere stata a Woodstock o essere stata parte dei Sixties ma faceva i suoi album e non era parte di nulla, una specie di eroina solitaria. Quindi preferisco posizionarmi in termini di… (tentenna) Non sono interessato in una new wave, non ho mai fatto musica per un movimento, non sono mai stato parte di un gruppo di nessun genere. Sono semplicemente un musicista e la musica di Patrick Wolf è semplicemente la musica di Patrick Wolf. (ride)

Non ti piace essere classificato.
Capisco che la gente classifichi la mia musica, ma non è il mio mestiere e fortunatamente posso evitarlo, continuando a progredire e a perfezionare ciò che ho fatto in precedenza. (sorride garbatamente)

Sempre parlando della tua attitudine, la cosa che più ci piace nelle tue canzoni è la tua fiera battaglia per sopravvivere. E’ ammirevole come questa tua interpretazione della figura di Peter Pan sia così lontana dalla consumata immagine slacker del ragazzo che non ha voglia di crescere, cara alla moderna scena post-rock. Percepisci questa tua attitudine come una sorta di diversità in questa scena?

Capisco la storia dell’essere un pesce fuor d’acqua, non vengo da nessun movimento. Forse è proprio la mia indole (ride).
Non è qualcosa che voglio celebrare, è qualcosa che semplicemente è così e forse questo si rispecchia nella musica, che nasce da questa mia indole.
Non lo so, questa è una domanda complicata.

Lycanthropy era una collezione di canzoni che potevano essere definite autobiografiche nel modo in cui la vita e il mito si mescolano per diventare una cosa sola. Era basato su molti anni di composizioni, trasfigurazioni, metafore, chiaroveggenze… Il prossimo album sarà lo stesso ma su una scala di tempo più breve o sarà dedicato solo alla realtà? E il tuo alter-ego lupesco avrà una parte nelle nuove canzoni?
Non c’è Wolf in questo disco, è una decisione precisa, non ci sono più metafore lupesche, appartengono all’album precedente. Ho fatto sentire il disco alla mia famiglia e hanno detto che le domande di Licanthropy trovano risposta in Wind in the wires. E’ un disco più a fuoco, di un solo colore, mentre Licanthropy è più schizofrenico.

C’è un tema centrale in “Wind In The Wires”?
Il tema di Wind In The Wires è il desiderio di essere liberi e cercare di capire cosa vuol dire. Ci sono molte canzoni pop che dicono “voglio essere libero” o “sarò libero”. E mi sono chiesto cosa voglia dire, da cosa ci vogliamo liberare. Da una relazione? O cosa comporterebbe essere completamente liberi? Ogni canzone è una specie di riflessione su questo tema. Qual è il costo della libertà? Ne vale la pena? Che succede quando lo sei davvero?

Nelle tue performance live sei solo, o talvolta con qualcuno al laptop, e mi pareva un po’ strano ascoltare questa enorme quantità di suoni e vedere una sola persona sul palco, alle volte che canta soltanto su queste vaste armonie. Pensi che i tuoi live migliorerebbero con una band?
Mi interessa molto. Mi piacerebbe. Ma costa, il budget è poco. Odio lamentarmi di questo. Cerco lo stesso di fare del mio meglio e di presentare qualcosa di diverso dal disco. Sarebbe bello ma impossibile suonare con un’orchestra. Spero nel giro di uno o due album di poter fare qualcosa di bellissimo, con ballerini e schermi cinematografici. Vorrei fare una cosa magica come può esserlo un disco ma penso che il modo migliore di fare le cose adesso sia di farle in modo semplice.

Che cosa fai quando non componi musica o non sei in giro per concerti?
Vivo con la mia ragazza Ingrid, facciamo passegiate, andiamo a ballare e a bere, facciamo fotografie, dipingiamo, decoriamo la casa… Viviamo.

E’ vero che non avevi mai ascoltato gli Smiths prima che la gente non notasse qualche somiglianza tra il tuo modo di cantare e quello di Morrissey?

Davvero, non è uno dei miei artisti preferiti, non lo conosco bene, non ho mai ascoltato le sue parole e non amo molto il suono degli Smiths e quindi non posso nemmeno commentare questa cosa… Non mi ha mai preso, non è certo uno dei miei artisti preferiti né un’influenza.

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