Intervista del 2005 a Onda Rock

17 09 2009

Patrick ai tempi di Wind in The Wires

Patrick ai tempi di Wind in The Wires

Patrick, “Licantrophy” fu uno dei casi del panorama indie, due stagioni fa. Ci sono segnali che mi dicono che questo sia il disco del grande salto. E’ stato un processo di maturazione per certi aspetti sorprendente, vista la tua giovane età. Cosa è accaduto in questi due anni?
Tutto ciò che so è che una volta realizzato “Lycanthropy”, il disco successivo sarebbe dovuto arrivare in fretta, così il lavoro è cominciato molto presto. Era una sorta di “istinto di sopravvivenza”, che mi spingeva a scrivere, a incidere e ad andare avanti. Quindi, durante quel periodo ho imparato molte lezioni. E’ l’album dei miei 18-21 anni, così è naturale che ci siano grandi riflessioni sul mondo. Se da 11 a 18 anni combatti contro il mondo, da 18 a 21 cerchi di trovare il tuo posto nel mondo…

“Wind In The Wires” è un disco straordinariamente compatto. In “Lycantrophy” sembrava che avessi sin troppe cose da dire, un’orgia di pulsioni molto differenti fra loro. Quest’album sembra frutto di una maggiore meditazione, l’attenzione è focalizzata più sulle canzoni che non sui contorni. E’ solo una mia impressione?
C’è sicuramente un’attenzione particolare su questo secondo disco che nel primo non c’era stata. In “Lycanthropy” non avevo molti scrupoli, non mi interessava quello che il mondo avrebbe pensato delle mie “verità” in tutta la loro volgarità. “Wind In The Wires” è ancora un lavoro impulsivo, ma, crescendo, penso di aver appreso qualcosa in termini di sottigliezza e di delicatezza.

Che ne pensi della scena mainstream? I Franz Ferdinand sono una band nata dall’indie che si è trovata in cima alle classifiche di vendita. Ti sentiresti a tuo agio, è una cosa che in qualche modo ti auguri, oppure preferisci la tua attuale dimensione più libera e svincolata dagli obblighi dello showbiz?
Il mio unico obiettivo è continuare a stare in un posto che è veramente mio, essere a mio agio nel comporre musica, non invidio né compatisco questo tipo di business.

In “Wind In The Wires” ci trovo un gusto fortemente dandy…Mi viene in mente, che so, Oscar Wilde, quando non il ricorrere di elementi classici e antichi, sia pur letti in un’ottica attuale… Il peso della storia della tua terra quanto ti influenza? O c’entrano in qualche modo le tue letture?
Odio la parola “dandy” e penso anche che Oscar Wilde fosse uno scadente scrittore. Una persona così presa da se stesso nel modo più mondano ed egoistico possibile… Il presente senza passato è un deserto arido, ma io mi sento attratto soprattutto dai suonatori di violino medievali così come dagli Atari Teenage Riot, non so perché e non mi interessa scoprirlo.

Ad ascoltare questo disco mi rimbalzava nella testa il nome di Marc Almond , ma anche quello di David Bowie dell’inizio degli anni Settanta, e pure Scott Walker , perché no! Sono paragoni che ti lusingano oppure ti infastidiscono? Li trovi almeno pertinenti?
Non conosco niente di loro, sul serio.

Khonnor in America, Maximilian Hecker in Germania, tu in Inghilterra. Il comune denominatore è quello di musicisti giovani (quando non giovanissimi: Khonnor ha 17 anni!) che fanno tutto da sé, o quasi. E’ più una scelta la tua o una necessità? Non credi che una band potrebbe aiutarti a stimolare la tua creatività, anche in studio?
Non ho mai scelto di lavorare da solo, i miei progetti per il futuro includono ballerini di tip tap, nuotatori sincronizzati, death metal, quintetti di clarinetti, cori di bambini e lavorare con il mio collaboratore preferito, Andrew John Brown, il mio batterista.

Tre dischi che ti hanno cambiato la vita….
“Blue” di Joni Mitchell, “Kontakte” di Karlheinz Stockhausen e “The Art Of The Theremin” di Clara Rockmore.

C’e’ una canzone di altri che avresti voluto scrivere tu?
No.

Patrick Wolf e le altre forme d’Arte. La nostra webzine, ad esempio, si occupa anche di cinema, lo segui oppure sei uno spettatore distratto? C’e’ un regista che ami particolarmente, e perché? Un film che ti sentiresti di consigliarci…
“The Man Who Cried” di Sally Potter, “La Belle et La Bete” di Jean Cocteau, “Street of Crocodiles” dei Brothers Quay e “Winning London” di Mary Kate e Ashley Olsen.

Hai già progetti in testa, oltre al tour che promuove il nuovo album?
Libri per bambini, raccolte di poesie, due nuovi album, bambini, il matrimonio e una casa in Cornovaglia…

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Intervista italiana a “irlandando.it”

17 09 2009

Intervista rilasciata a Legnano (MI) per il magazine online irlandando.it nel periodo di promozione di Wind In The Wires.

RG. Allora inizio con le domande… non sono tante.

PW. (sbircia il mio quaderno, mi sorride ) Sento che sarà divertente…tu sei divertente, carina (sì, e ho quindici anni più di te, accidenti…)

RG. nei tuoi testi appare spesso la frase “essere libero”. Pensi di essere una persona libera?

PW. Sì, è vero, questo dell’inseguire la libertà è un tema ricorrente, perché è un sentimento che mi appartiene. La mia musica nasce dalla voglia di essere libero, di fuggire dalle costrizioni. Trovo che questa epoca in cui viviamo sia piena di contraddizioni, e nonostante ci siano molte comodità ci sono anche tantissime, troppe costrizioni a cui dobbiamo sottostare: le tasse, la carta di credito, il telefonino, la casa, il lavoro, i doveri. Soldi, residenza, carta d’identità, passaporto…forse per essere libero bisogna essere uno zingaro. Penso che questa sia un’epoca in cui l’uomo non è per niente libero. ( ripete “questa epoca” come se ne avesse conosciute altre).
Dire se mi considero una persona libera…beh, abbastanza, faccio quello che mi piace, adesso, giro per il mondo con la mia musica, suono, scrivo… e mi dico, sì, la libertà è anche una condizione mentale, essere soddisfatto della vita che hai.

RG. Ti sei chiuso in quello chalet in Cornovaglia, solo, e hai creato il tuo ultimo album. Appari introspettivo e solitario. Sei andato via di casa quando eri ancora un ragazzino . Per sentirti libero e trovare te stesso hai dovuto tagliare i legami con la famiglia, le “catene del cuore”… E’ così? La solitudine è libertà?

PW. Eh…( sospira ) quando me ne sono andato ed ho iniziato a stare in giro volevo proprio staccare i legami, volevo essere uno zingaro, come ti dicevo prima. Ho passato momenti di rabbia, insofferenza, volevo liberarmi dalle cose che mi erano state imposte e dalle persone che me le avevano imposte. Ma essere libero è davvero un sentimento personale, intimo. L’importante è trovare un equilibrio, credo di averlo trovato , ci sono momenti in cui cerco disperatamente la solitudine, per pensare, scrivere, suonare. Ne ho bisogno, mi serve. Però sto benissimo anche con gli amici, in compagnia, anche in quei momenti mi sento libero.
Ad un certo punto ho sentito la mancanza di un affetto, dell’amore, della mia famiglia.
Non riesci a sentirti libero quando hai un vuoto dentro. Sei prigioniero di quello che “non hai”, vivi una specie di…ansia, no? Ora sono molto felice perché mi sento libero di chiamare mia mamma e farmi dire che mi vuole bene. E dire la stessa cosa a lei. Adesso che sono in giro a suonare la chiamo anche tre volte al giorno ( fa il gesto della cornetta ) : Mamma, ti voglio bene!” E’ bellissimo.

RG. Dalle interviste si capisce che tu hai le idee molto chiare su te stesso, sulla tua musica, sui tuoi progetti. Su ciò che sei ora e ciò che vuoi essere.

PW. Sì sì è vero ( absolutely , annuisce con forza )

RG. E’ raro in un ragazzo così giovane

(apre le braccia…).

RG. Hai smesso ieri di essere un bambino…

PW. (ride e mi guarda di traverso ) Credi? Mah!

RG. Io trovo che tu abbia la profondità e la saggezza dei bambini, aperti ai fenomeni della Natura, alla sua magia…

PW. (spalanca gli occhi ) Sì? Molto interessante, sì hai ragione… Mmm , vero!

RG. Sì, parli sempre di fantasmi, di spiriti. (annuisce ) Tu hai questa purezza antica…

PW. (Ride, si copre il viso con le mani, mi manda un bacio) Che cosa bellissima !

RG. Allora… che ne sarà di questo ragazzo puro e profondo quando Patrick Wolf diventerà una grande popstar ?

PW. (Ride e scuote la testa, la frangia sugli occhi, si abbraccia) Noooo , no! Non intendo diventare una popstar ! Non mi interessa! Non è per questo che faccio musica, mi interessa poter esprimermi, suonare per la gente, dare gioia, emozioni, sentire emozioni. Poter girare, essere uno zingaro, no, no…niente popstar.

RG. A parte la musica, stai scrivendo un libro per bambini, un libro di poesie, collabori alla regia dei tuoi videoclip… Sei interessato alle tante forme dell’Arte, quale ti piace di più?

PW. Al libro per bambini ci tengo tantissimo. L’hai detto tu, fino a ieri ero un bambino… (mi sta bene) Sì, voglio esplorare diverse forme d’arte. Non so dirti quale preferisco , ora, perché provo ad avvicinarmi a tutte: mi piace la pittura, la fotografia, amo ballare…

(lo interrompo) RG. tu sai ballare?

PW. Certo! Prendo lezioni di danza, la danza è musica, mi piace molto. E poi…posso fare tutto, voglio fare quello che sento: raccontare una favola ad un amico, dirigere un’orchestra, stare a guardare il mare, stare con chi amo. Tutto è arte, non voglio trascurare niente.

RG. C’è qualcosa che odi, che non sopporti assolutamente?

PW. Odio l’insincerità, le bugie. No, non è che odio le bugie, odio quando qualcuno ti fa la bella faccia, ti dice cose bellissime e poi scopri che è falso.

RG. Ipocrisia…

PW. Sì, ecco, l’ipocrisia .

RG. Adesso ti faccio l’ultima domanda, poi ti lascio, sarai stanco.

PW. No, non ti preoccupare. (sorride e sposta la frangia dagli occhi ) Mi sto divertendo. Fai delle meravigliose domande (è un gentiluomo, of course ).

RG. In questo preciso momento, hai tra le mani uno specchio speciale per guardarti l’anima: cosa vedi?

PW. ( sorrisone) Wow! Ah! Vedo una persona contenta, sì molto felice, di essere qui, di fare musica, sto facendo quello che voglio, quello che sognavo da bambino. Sì, sono felice, sto davvero bene.

RG. Bene, Mr.Wolf , ho finito. Sono contenta di aver potuto parlare con te.

PW. Grazie per le tue domande.

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